Dati qualità dell'acqua

Uno degli obiettivi fondamentali di Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.A. è la verifica costante della qualità dell’acqua distribuita. I controlli inerenti la qualità dell’acqua distribuita svolti dai laboratori di Romagna Acque si basano su un'accurata scelta dei punti di controllo e delle frequenze di prelievo. Queste verifiche costanti mirano ad appurare che l’acqua captata, trattata ed erogata dagli acquedotti sia salubre e conforme ai requisiti previsti dalla normativa vigente, in tema di acqua destinata al consumo umano.

Va sottolineato che l’azienda non distribuisce l’acqua all’utente finale, cioè al cittadino, bensì al gestore del servizio idrico integrato, che a sua volta è fornitore al dettaglio per l’utenza. La distribuzione viene effettuata attraverso numerosi punti di consegna, dislocati su tutto il territorio romagnolo.
 

La qualità ai punti di consegna

 
Grazie a un nuovo servizio online, è possibile visualizzare tutti i punti di consegna presenti sul territorio romagnolo, verificare l’ultima analisi eseguita dal laboratorio di Romagna Acque, e accedere allo storico di tutte le analisi eseguite sul medesimo punto di campionamento, a partire dal 2012 in poi.
Per accedere al servizio è sufficiente cliccare sull'immagine della mappa qui sotto:
 
 
mappa georeferenziata romagna acque
 
 
La pubblicazione di questi dati corrisponde a una scelta di massima trasparenza da parte dell’Azienda: si tratta infatti di un dato puntuale, non mediato, e quindi effettivamente relativo al momento in cui è stato eseguito il campionamento.
I dati analitici ottenuti per ciascun punto di consegna riguardano la fornitura al gestore del servizio idrico integrato e non quella all’utente finale: essi non hanno quindi necessariamente una corrispondenza territoriale con i singoli Comuni. Può infatti capitare che in alcuni Comuni siano presenti più punti di consegna, mentre altri possono esserne privi e ricevono l’acqua dai punti di consegna dei Comuni limitrofi.
 
 

Glossario dei termini utilizzati

Per orientarsi meglio nel lessico dei dati forniti, qui di seguito riportiamo un utile e completo glossario di tutti i termini utilizzati.
 

GESTORE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

Il servizio idrico integrato è un servizio regolato normativamente in tutto il mondo e legato alla gestione amministrativa dell'acqua. Attualmente, nel territorio romagnolo, il gestore del servizio idrico integrato è unico, ed è costituito da Hera S.p.A..
 

CLORO RESIDUO LIBERO

Il cloro è un elemento che viene inserito nell’acqua, svolgendo un'importante funzione di disinfezione (distruzione dei microrganismi patogeni).
La misurazione di cloro residuo, per il quale la normativa prevede un valore minimo consigliato, si riferisce alla quantità rimasta nelle acque al termine dell’azione igienizzante.
Oltre un certo livello (anche entro il limite di legge consigliato pari a 0,2 mg/L), la presenza di cloro residuo può conferire all’acqua un sapore e un odore caratteristici.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore consigliato all’utenza di 0,2 mg/L.
 

CONDUCIBILITA' ELETTRICA SPECIFICA A 20°C

La conducibilità elettrica esprime la quantità complessiva di elettroliti presenti nell’acqua e quindi la capacità di permettere il passaggio di una corrente elettrica. Un’elevata presenza di elettroliti significa alta concentrazione di minerali; valori bassi (inferiori a 100 μS/cm) sono tipici, invece, di acque povere di sali.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm 
 

ALCALINITA’ TOTALE 

L’alcalinità rappresenta la capacità dell’acqua di resistere alle variazioni di pH. L’alcalinità è dovuta principalmente agli ioni carbonato (CO3--), e bicarbonato (HCO3-). Lo ione bicarbonato in acqua è dovuto principalmente ai sali disciolti di calcio e magnesio. Esso contribuisce alla durezza e alla capacità tampone dell’acqua, cioè alla capacità di resistere alle variazioni di pH: carbonati, bicarbonati e anidride carbonica, che forma l’acido carbonico, sono infatti in equilibrio tra loro in funzione del pH.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: non previsto
 

pH

Sebbene il pH non abbia un impatto diretto sul consumatore, è uno dei parametri operativi più importanti per la qualità dell’acqua. Il controllo del pH è essenziale in tutti le fasi del trattamento di potabilizzazione per assicurare una sufficiente chiarificazione e disinfezione dell’acqua.
Il valore del pH è correlato alla concentrazione di ioni idrogeno nella soluzione acquosa: una soluzione neutra ha pH = 7, una soluzione basica ha  pH > 7, una soluzione acida ha  pH < 7.
Il pH deve essere misurato nei sistemi di distribuzione per tenere sotto controllo fenomeni di corrosione delle tubature e degli impianti, per garantire la costanza dell’efficacia della disinfezione residua e per evitare alterazioni dell’aspetto, odore e sapore dell’acqua.
Il pH ottimale varia a seconda della composizione dell’acqua e dei materiali impiegati per i sistemi di distribuzione. Valori estremi di pH possono derivare da contaminazioni accidentali, difetti di trattamento, carenza nella manutenzione delle tubature.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore compreso tra 6,5 e 9,5.
 

AMMONIO (NH4+)

L’ammoniaca in acqua si presenta principalmente sotto la forma dello ione ammonio (NH4+) secondo un equilibrio influenzato dal pH e dalla temperatura. Lo ione ammonio è presente naturalmente sia nelle acque sotterranee che in quelle superficiali; la sua presenza in quantitativi superiori ai livelli di fondo naturali è un importante indicatore di inquinamento fecale.
La presenza ad alte concentrazioni può compromettere l’efficienza della disinfezione con cloro: si verifica infatti una reazione fra lo ione ammonio ed il cloro con conseguente formazione di clorammine. 
Lo ione ammonio può inoltre portare alla formazione di nitriti nel sistema di distribuzione e causare alterazioni ai filtri usati per la rimozione del manganese e determinare la formazione di sapori e odori sgradevoli.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 0,50 mg/L
 

SODIO (Na+)

Il fabbisogno giornaliero di sodio è di circa 2-6 grammi, mentre la concentrazione di sodio normalmente riscontrata nell’acqua difficilmente supera i 20 mg/L.
Il valore di 200 mg/L previsto come valore massimo ammesso ha quindi un significato organolettico piuttosto che sanitario.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo 200 mg/L.
 

POTASSIO (K+)

Il potassio è un metallo alcalino molto importante per l'organismo umano. La sua presenza nell’acqua è dovuta al discioglimento di tali minerali.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: non previsto.
 

MAGNESIO (Mg2+)

Il magnesio si trova naturalmente nei minerali quali la magnesite e la dolomite. 
Come il calcio, esso contribuisce alla durezza dell’acqua.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: non previsto.
 

CALCIO (Ca2+)

Il calcio è un elemento necessario nell’alimentazione ed è una componente essenziale delle ossa
La presenza di calcio nell’acqua è dovuta al discioglimento dei minerali. Piccole concentrazioni di carbonato di calcio prevengono la corrosione di tubazioni metalliche mediante deposito di uno strato protettivo.
Il calcio contribuisce in maniera rilevante alla durezza totale dell’acqua.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: non previsto.
 

DUREZZA TOTALE

La durezza dell’acqua è dovuta alla presenza di vari ioni metallici disciolti, ma principalmente dipende dal contenuto di sali di calcio e magnesio presenti sotto forma di carbonati, bicarbonati, solfati, cloruri e nitrati.
I diversi valori di durezza delle acque utilizzate a fini potabili dipendono dall’origine superficiale o profonda e dalla natura delle rocce e dei terreni con i quali essa viene a contatto; infatti l’acqua, a seconda della natura degli strati di terreno che attraversa durante il suo percorso, può disciogliere quantitativi molto differenti di sali: per questo motivo acque di origine sotterranea (pozzi e sorgenti) sono in genere più dure di acque superficiali (laghi e invasi).
La durezza può essere espressa in vari modi, ma l’unità di misura più diffusa è senza dubbio il grado francese (°F).
In Italia non esistono classificazioni ufficiali delle acque potabili in base alla durezza; a titolo esemplificativo si riporta una delle varie classificazioni che si possono trovare nelle pubblicazioni tecniche.
  • Acque molto dolci: durezza compresa fra 0 e 6°F
  • Acque leggere o dolci: durezza compresa fra 6 e 15°F
  • Acque mediamente dure: durezza compresa fra 15 e 30°F
  • Acque dure: durezza superiore a 30°F
Le acque con durezza superiore ai 20°F spesso causano incrostazioni calcaree (che possono essere dannose per gli elettrodomestici ma proteggono le reti idriche dalla corrosione), mentre le acque dolci al di sotto dei 10°F diventano aggressive e quindi possono solubilizzare alcuni elementi delle tubazioni quali ferro rame e piombo.
La durezza può inoltre influire negativamente sulle caratteristiche organolettiche dell’acqua che assume sapore meno gradevole se troppo dura.
 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità in una recente pubblicazione (Calcium and magnesium in drinking-water: public health significance - 2009) afferma che l’acqua dura non è dannosa per la salute umana, mentre sembra che il magnesio (che concorre alla durezza dell’acqua) possa giocare un ruolo protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari.
E’ inoltre del tutto infondata la leggenda che un’acqua dura possa favorire la produzione di calcoli renali anzi sembra essere vero il contrario.
 
L’uomo introduce nell’organismo calcio e magnesio principalmente con gli alimenti, mentre l’apporto giornaliero attraverso l’acqua è solo del 5-20%: ciononostante anche tale apporto non è da sottovalutare soprattutto in alcune età e condizioni fisiche: pertanto anche l’OMS consiglia di non eccedere in trattamenti che hanno l’obiettivo di rimuovere i sali minerali dall’acqua.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore consigliato da 15 a 50°F.
 

RESIDUO FISSO A 180°C

Il residuo fisso è una misura dei sali disciolti nelle acque e deriva principalmente dalla presenza degli ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato.
Le specie che contribuiscono al residuo fisso sono prevalentemente di origine naturale, ma possono derivare anche da attività umane presenti sul territorio.
Il residuo fisso è uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate.
Le acque possono essere classificate in base al residuo fisso come segue:
  • Minimamente mineralizzate: fino a 50 mg/L
  • Oligominerali o leggermente mineralizzate: fino a 500 mg/L
  • Mediamente mineralizzate: fra 500 e 1500 mg/L
  • Ricche di sali: oltre 1500 mg/L
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo consigliato di 1500 mg/L
 

FLUORURO (F-)

Lo ione fluoruro si può trovare in natura come costituente di rocce e terreni in combinazione con altri elementi.
E' un elemento importante per l'organismo umano, essendo correlato con lo sviluppo dei denti e dello scheletro.
L'assunzione di quantitativi eccessivi di fluoruro attraverso l'acqua o gli alimenti può portare all'insorgere di una malattia a danno dei denti, denominata fluorosi.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 mg/L
 

CLORURO (Cl-)

E’ un componente naturale dell’acqua in quanto di origine geologica. 
Valori superiori a 250 mg/L possono dare luogo a sapori sgradevoli e rendere l’acqua corrosiva. Elevate concentrazioni di cloruri conferiscono un sapore salato all’acqua. Le soglie di alterazione del sapore dipendono dai cationi associati (es. sodio, potassio e calcio).
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 mg/L.
 

NITRATO (NO3-) E NITRITO (NO2-)

Lo ione nitrato è un composto chimico che fa parte del ciclo naturale dell’azoto. La sua concentrazione nelle acque di falda è normalmente bassa, ma può aumentare in conseguenza dell’uso intensivo di fertilizzanti e dello spandimento di liquami zootecnici. Lo ione nitrito contiene azoto in uno stato di ossidazione relativamente instabile; i processi chimici e biologici possono ulteriormente ridurre il nitrito a vari composti o ossidarlo a nitrato. 
Nel cibo i nitrati e i nitriti sono presenti soprattutto nei vegetali e nella carne conservata: il nitrito di sodio è usato come conservante, in particolare per la carne salata. 
Nelle acque superficiali la concentrazione di nitrati è in genere bassa anche se negli ultimi decenni è progressivamente aumentata in molti paesi europei fino a raggiungere le diverse centinaia di mg/L perché correlata a fenomeni di contaminazione, spesso stagionali, da parte di reflui di origine agricola, umana o animale, industriale, all’incremento nell’uso di fertilizzanti artificiali e ai cambiamenti nell’uso del territorio. Nelle acque sotterranee in genere la concentrazione di nitrati è dell’ordine di pochi milligrammi per litro e dipende in larga misura dal tipo di suolo e dalla situazione geologica.
La clorazione delle acque potabili può dar luogo alla formazione di nitriti nel sistema di distribuzione se non si controlla sufficientemente la formazione di clorammine e in presenza di ammoniaca libera. La formazione di nitriti nelle acque distribuite deriva dall’attività microbica ed è intermittente.
 
La tossicità del nitrato per l’uomo deriva solamente dalla sua riduzione a nitrito. Il principale effetto biologico del nitrito sull’uomo è il suo coinvolgimento nell’ossidazione dell’emoglobina a metaemoglobina, incapace di trasportare ossigeno ai tessuti; il nitrito è 10 volte più potente del nitrato in questo processo ossidativo. I bambini piccoli e le donne in gravidanza sono più sensibili alla formazione di metaemoglobina.
Di regola, i vegetali rappresentano la principale fonte di esposizione ai nitrati, ma se nell’acqua i livelli superano i 50 mg/L, l’acqua stessa diventa la principale fonte di esposizione, soprattutto per i lattanti.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: queste sostanze sono inserite fra i parametri chimici (Allegato I parte B) e prevede per i nitrati un limite di 50 mg/L e per i nitriti un limite di 0,50 mg/L.
Deve inoltre essere rispettata la seguente condizione:
{[nitrato]/50+[nitrito)/0.5(0.1)]} ≤1
dove le parentesi quadre esprimono la concentrazione in mg/L per il nitrato (NO3) e per il nitrito (NO2) e il valore fra parentesi tonda di 0,1 mg/L per i nitriti è riferito alle acque provenienti da impianti di trattamento.
 

SOLFATO (SO42-)

La presenza di solfati nell’acqua deriva da numerosi minerali; quando si registra in concentrazioni elevate, può indurre un sapore amaro all’acqua ed un effetto lassativo.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 mg/L.
 

MANGANESE

Il manganese è uno dei metalli più abbondanti sulla crosta terrestre ed è frequentemente associato al ferro. Si trova naturalmente in molte fonti d’acqua superficiali e profonde, in forma sospesa o disciolto.
Il manganese è un elemento essenziale per l’uomo e per altri animali e si trova naturalmente in molti tipi di cibi (carni, pesce, uova, ortaggi, cereali, noci, te). La principale fonte di esposizione per l’uomo è il cibo e anche il consumo regolare di acqua minerale contribuisce in modo rilevante alla quota totale (circa 20%).
Concentrazioni al di sotto di 100 µg/L sono in genere accettabili per il consumatore mentre a livelli superiori il manganese conferisce all’acqua un sapore sgradevole, può dar luogo alla formazione di depositi scuri nelle condutture e può alterare la colorazione dell’acqua. Inoltre, in presenza di particolari microrganismi che concentrano il manganese, possono insorgere problemi di sapore, odore e torbidità.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 50 microgrammi/L.
 

ARSENICO

L’arsenico è ampiamente distribuito nella crosta terrestre, e pertanto la sua presenza nell’acqua è principalmente dovuta alla dissoluzione dei minerali.
Per l’uomo la principale via di esposizione è l’assunzione orale attraverso il cibo e le bevande. L’assunzione di elevate quantità di arsenico può causare l’insorgenza di gravi patologie.
Limite di legge previsto dal D.Lgs. 31/2001: 10 microgrammi/L.