Rete di distribuzione - Acquedotto della Romagna

Sulle orme di illustri predecessori, come Traiano e Teodorico, Romagna Acque - Società delle Fonti ha realizzato l'opera pubblica più importante fra quelle costruite in terra di Romagna in epoca moderna.

Il serbatoio artificiale di Ridracoli alimenta il grande acquedotto, inaugurato nel 1988, che distribuisce l'acqua a 48 delle Provincie di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e alla Repubblica di San Marino.

Quest'opera idraulica d'avanguardia, che assicura a 950.000 abitanti e a milioni di turisti un'acqua di buona qualità organolettica, ha ridato corpo ad un antico e ambizioso disegno: quello di dissetare la pianura con le acque dell'Appennino.

Nei primi anni del II secolo d.C. furono gli antichi romani, imperatore Traiano in primis, a costruire un primo acquedotto dall'Appennino romagnolo fino al porto di Ravenna, antica capitale dell'impero Romano d'Occidente, oggi ricco polo industriale, famosa per le sue chiese bizantine.

Quattro secoli più tardi fu il re dei Goti, Teodorico, a dare nuova vita all'opera realizzata da Traiano.

Nel periodo medioevale altre strutture acquedottistiche vennero messe in funzione per portare il prezioso liquido ai principi e ai signorotti della piana.

Col trascorrere degli anni, per incuria e per mancanza di manutenzione, si abbandonò l'idea dell'acquedotto servito dall'ottima acqua delle sorgenti appeniniche. Ma quando all'inizio del secolo venne intrapresa la grande opera di bonifica della bassa pianura romagnola, fino ad allora immensa distesa di paludi ed acquitrini, dove regnavano tifo e malaria, la struttura economica e sociale si trasformò rapidamente.

Per far fronte al consistente sviluppo della presenza umana e delle attività agricole e industriali, si iniziò a pompare l'acqua dal sottosuolo, attivando migliaia di pozzi artesiani. Acqua di qualità mediocre, ricca di sali minerali di vario genere, necessaria comunque, sia per bere che per irrigare i campi.

Nessuno poteva prevedere che in quest'epoca si sarebbe affacciato il problema della subsidenza, del progressivo abbassamento del suolo.

Infatti negli anni '50, per i crescenti bisogni delle attività industriali, ed un'agricoltura sempre più intensiva ed esigente, i prelievi dalle falde di acqua divennero troppo massicci e rapidi, provocando anche intrusione di acqua marina nelle falde sotterranee. Per correre ai ripari, prima che il fenomeno assumesse proporzioni catastrofiche, era necessario interrompere i prelievi dal sottosuolo e pensare a come fornire acqua alle popolazioni.

Così l'assetata Romagna cercò nel progetto dell'invaso di Ridracoli la risposta non solo al problema di fornire acqua di qualità migliore, ma anche al grave depauperamento delle risorse idriche (inquinamento delle conoidi dei fiumi romagnoli, squilibri nel bilancio delle falde nelle pianure ravennate e conseguente subsidenza).

Fu allora che tutte le formazioni politiche furono unanimi nel considerare la possibilità di un invaso in montagna.

Rete di adduzione e tracciato

La rete adduttrice dell'Acquedotto della Romagna consente l'approvvigionamento idropotabile dei Comuni consorziati e si sviluppa per circa 320 km, a partire dalle vasche di Monte Casale, lungo due direttrici principali che raggiungono sia i maggiori centri turistici costieri sia gli abitati dell'entroterra.
Le diverse caratteristiche dei centri serviti, la loro dimensione, la vocazione turistica, la presenza di industrie ecc, denotano esigenze idropotabili nettamente differenziate in funzione dell'area geografica e della tipologia della domanda idrica.
Per rispondere adeguatamente ai fabbisogni dei Comuni è stato predisposto un piano di ripartizione della risorsa idrica di Ridracoli che tiene conto delle diverse esigenze, senza escludere l'utilizzo delle risorse locali, di falda e superficiali, bensì  provvedendo ad integrarle ed a razionizzarne l'utilizzo. Il piano di ripartizione della risorsa idrica di Ridracoli che è scaturito dalla suddetta applicazione viene peraltro aggiornato periodicamente, per tenere conto delle variate esigenze dei Comuni, delle particolari situazioni di emergenza e delle disponibilità dell'invaso di Ridracoli.
Il funzionamento che ne deriva assume due configurazioni caratteristiche. Se nei mesi estivi l'approvvigionamento della costa assorbe ben il 70% dell'intera portata in uscita da Monte Casale (mentre il restante 30% è destinato ai Comuni dell'entroterra), nei mesi invernali (da settembre a giugno) la zona costiera viene alimentata con una portata pari a non più del 50% di quella disponibile.
Le condotte sono state quindi dimensionate per soddisfare questa esigenza di elevata flessibilità di esercizio.
Dal serbatoio di Monte Casale, ad una quota di massimo invaso di circa 190 metri s.l.m., si dipartono due distinte condotte: una di diametro 800 mm che si dirige in direzione nord ovest e l'altra di diametro 1200 mm che si rivolge verso sud ovest. Tali condotte danno origine ai due rami principali dell'acquedotto formando due ampi anelli, a nord e a sud, che raggiungono tutti i Comuni consorziati.
Una diramazione risale la valle del Savio fino a Mercato Saraceno.
Si è inoltre provveduto a scegliere il tracciato in modo tale da mantenere le condotte generalmente in funzione per caduta (onde evitare, ove possibile, costi di sollevamento seguendo le vie di comunicazione secondarie).
E' stato quindi possibile collocare le tubazioni in posizione tale da rendere disponibile, col minimo dei condizionamenti, una fascia operativa ben sviluppata in larghezza e lunghezza e con grandi tratti rettilinei.
Gli studi di convenienza economico-tecnica, tenuto conto delle caratteristiche geomorfologiche e fisico chimiche del terreno, hanno consigliato l'utilizzo di tubazioni in acciaio nelle tratte collinari e pedemontane e di tubazioni in ghisa sferoidale nelle zone costiere.

Cabine di derivazione, centraline di riclorazione e apparecchiature in linea

Le cabine di derivazione sono edifici in calcestruzzo armato che ospitano le apparecchiature necessarie alla consegna dell'acqua alle singole utenze.
Sono costruite su due livelli: al piano campagna sono installati i quadri elettrici ed elettronici per il comando sul posto di tutte le valvole e il collegamento al Centro Operativo di Capaccio. Al piano inferiore invece si trovano le apparecchiature idrauliche. L'acqua assegnata ai vari Comuni viene misurata a mezzo di appositi strumenti elettromagnetici che rilevano il valore istantaneo della portata destinata verso l'utenza ed integrano nel tempo tali valori, fornendo a Romagna Acque - Società delle Fonti i dati necessari alla contabilizzazione dei volumi erogati e quindi alla fatturazione.
Per avere un bilancio complessivo dei volumi idrici in rete, vengono rilevate in ogni derivazione le portate istantanee che defluiscono lungo la condotta adduttrice: ciò consente di individuare immediatamente la presenza e l'entità di perdite o fughe.
Le portate d'acqua da consegnare all'utenza sono modulate da valvole regolatrici del tipo a membrana, telecomandabili, che mantengono automaticamente il valore di portata richiesto, anche se si modificano le condizioni idrauliche al contorno.
In ogni derivazione vengono misurate, oltre alle portate idriche, anche le pressioni ed il grado di apertura della valvola regolatrice. La trasmissione al Centro Operativo di queste grandezze fisiche consente il riconoscimento in tempo reale della situazione dell'intera rete. Le centraline di riclorazione consentono, invece, il reintegro del disinfettante all'acqua che ha lunghi tempi di percorrenza. Le principali sono ubicate, infatti, a Faenza, Ravenna, Riccione, Coriano, S.Andrea e Borghi-Masrola.
Questi impianti producono biossido di cloro tramite reazione chimica fra acido cloridrico e clorito di sodio che iniettano direttamente in condotta, proporzionalmente alla portata di acqua in transito e sulla base di un set-point impostato.
In alcune è possibile utilizzare in alternativa l’ipoclorito di sodio. La rete adduttrice è stata dotata delle cosidette apparecchiature in linea, necessarie a rendere sicuro e affidabile il suo funzionamento.
Sono state installate valvole a farfalla di intercettazione lungo le adduttrici principali per sezionare le stesse in caso di rottura od emergenza, nonché valvole di scarico e sfiato per garantire un agevole svuotamento e riempimento delle condotte. Tutte le valvole sono ubicate in pozzetti dislocati in prossimità di zone di agevole accesso per renderne più semplice la manutenzione e la manovra.

Serbatoi interrati e pensili

Il funzionamento della rete adduttrice ha bisogno, per rispondere adeguatamente alle variazioni giornaliere delle richieste d'acqua delle utenze, di capacità di accumulo e compenso localizzate presso i punti di consegna.
L'acqua viene infatti consegnata ai diversi Comuni in serbatoi che assolvono proprio questa funzione.
Ove le capacità esistenti non erano sufficienti a garantire il buon funzionamento della rete adduttrice ed il prelievo da parte dell'utenza della portata d'acqua erogata dall'Acquedotto della Romagna, sono stati costruiti nuovi serbatoi.
Il volume complessivo di accumulo a disposizione è pari a circa 73.000 mc di cui 59.000 mc di Romagna Acque - Società delle Fonti ed i rimanenti di proprietà dei singoli Comuni o di Aziende distributrici.
La scelta della tipologia costruttiva dei nuovi serbatoi è dipesa essenzialmente dalle condizioni idrauliche d'esercizio (disponibilità di carichi piezometrici) e dalla morfologia dei terreni.
Sono stati dunque previsti nelle zone collinari serbatoi interrati o seminterrati, come a Bertinoro, Castrocaro, Cesena ecc., mentre in pianura serbatoi pensili come a Cervia, Cotignola, Bellaria, ecc.
I serbatoi interrati sono stati realizzati in calcestruzzo armato, inserendo per quanto possibile la struttura nel terreno e lasciando visibile all'esterno il solo accesso, che avviene normalmente dalla camera valvole dove sono raccolte tutte le apparecchiature per la normale gestione del serbatoio e, dove previste, le pompe di rilancio a servizio delle utenze.
I serbatoi pensili hanno altezze da 40 a 55 metri dal piano campagna e sono strutturalmente costituiti da uno stelo che sostiene la tazza a forma tronco conica rovesciata. La superficie esterna è stata verniciata con particolari prodotti che ne garantiscono una notevole durata ed un gradevole aspetto estetico. Nei serbatoi di maggiore altezza si è provveduto ad installare impianti di illuminazione ad alta intensità che li rendono visibili e riconoscibili al volo a bassa quota in tutte le condizioni atmosferiche.