Santa Sofia, il paese dove risiede il Centro Operativo Capaccio Di Romagna Acque

Romagna Acque - Società delle Fonti SpA è la società per azioni a capitale pubblico che gestisce la Diga di Ridracoli e l'Acquedotto della Romagna, Fino al 1994 l'azienda si è chiamata Consorzio acque per le provincie di Forlì e Ravenna, ma la mission era la stessa di oggi: fornire ai cittadini romagnoli acqua di ottima qualità.

Naturalmente, è alle Aziende Municipalizzate dei Comuni consorziati che Romagna Acque fornisce acqua purissima, e queste aziende provvedono poi alla distribuzione nelle case e nei condomini. Ma i cittadini sanno che la loro acqua arriva dalle loro montagne, e che c'è una grande azienda pubblica che garantisce la qualità, la quantità, il sapore e la salubrità della sostanza più preziosa che ci sia.

L'acqua di montagna che viene raccolta nel grande invaso di Ridracoli è infatti ottima per l'alimentazione umana, ed è vitale per le città romagnole, per gli abitanti, i lavoratori e i molti turisti della riviera.

È su queste considerazioni che oggi Romagna Acque - Società delle Fonti fonda la sua strategia, condivisa da Presidenza, Consiglio di Amministrazione, Assemblea dei Soci e dai vari soggetti coinvolti: perseguire l'obiettivo comune di un governo unico in Romagna per la gestione delle fonti al fine di migliorare ulteriormente sia la qualità del servizio sia la qualità del prodotto erogato al cittadino, poiché l'acqua è bene irrinunciabile, risorsa primaria per la vita che come tale va gestita.

INIZIO '900

Prime valutazioni sulla localizzazione di una diga nell’alto Appennino Forlivese.

ANNI '50

Coscienza sulla necessità di un tipo di sviluppo socio-economico diverso dal passato per la terra di Romagna.

ANNI '60

La classe politica pone la disponibilità di adeguate risorse idriche come condizione per lo sviluppo.

5 AGOSTO 1966

Costituzione del CONSORZIO ACQUE PER LE PROVINCIE DI FORLI’ E RAVENNA formato da Amministrazione Provinciale di Forlì e dai Comuni di Ravenna, Forlì, Faenza e Santa Sofia. Il Presidente è il Sindaco di Forlì Icilio Missiroli.

ANNI '70

Con un primo contributo in conto capitale di 9 miliardi di Lire e con la partecipazione economica diretta degli Enti consorziati per un importo di 5 miliardi, è predisposto il progetto esecutivo della diga. è così possibile appaltare l’impianto del cantiere e l’esecuzione degli scavi.
Il Presidente è il nuovo Sindaco di Forlì Angelo Satanassi, in carica dal 1971 al 1979.

1977

Dopo due anni di intensa attività di cantiere, a scavi molto avanzati, arriva la più grave crisi della storia del Consorzio: ci sono dubbi sulla possibilità di acquisire tutti i finanziamenti necessari e polemiche sulla sicurezza della diga nei confronti delle popolazioni della vallata.
Dopo una dura battaglia sul piano politico, tecnico-scientifico e finanziario, la situazione torna alla normalità e i lavori possono riprendere.

La Regione Emilia Romagna commissina un nuovo studio: è stabilito che l’opera può diventare economicamente valida se l’acquedotto servirà tutto il territorio romagnolo, incluso il comprensorio riminese.

Il Consiglio regionale approva il nuovo piano idrico: il Consorzio servirà 38 Comuni al posto dei 25 previsti.
Lo Stato assegna per il proseguo dei lavori un primo contributo base, pari al 30% (elevato poi a 60% ed infine esteso alla revisione dei prezzi). L’ENEL riconosce l'utilità della futura centrale idroelettrica, oltre all’intero onere per la costruzione della galleria di derivazione e della condotta forzata.

1982

A diga ultimata, sono rapidamente predisposti tutti i progetti esecutivi, cui fanno immediatamente seguito gli appalti e le aperture dei cantieri: dall’impianto di potabilizzazione alla condotta principale; dal serbatoio di carico e compenso di Monte Casale all’intera rete di adduzione di oltre 300 km; fino alla connessione con tutte le reti urbane degli Enti consorziati.
Presidente, dal maggio 1979, è Giorgio Zanniboni, che resterà in carica fino al giugno 2000

1987

Attivazione dell'acquedotto con gli allacciamenti dei primi Comuni. L'estensione della rete a tutti i Comuni si completa nell'arco di un biennio: nel '89-'90 entrano i nuovi soci dell'area riminese.

PRIMI ANNI '90

Sorge il Centro Operativo dell’Acquedotto, un nuovo impianto in cui ha sede la centrale di telecomando e telecontrollo.
Il sofisticato complesso di cavi a fibre ottiche, posato durante la costruzione dell’intera rete di adduzione negli anni ’80, consente oggi ai tecnici della centrale di ricevere dati in tempo reale da ogni punto dell’acquedotto e, allo stesso tempo, di governare tutte le varie fasi dell’erogazione dell’acqua.

1994

Il Consorzio Acque per le Provincie di Forlì e Ravenna prende il nome Romagna Acque e la forma giuridica di società per azioni a prevalente capitale pubblico locale, ai sensi della lettera e), 3°comma dell’art.22 della Legge n.142 sull’ordinamento delle autonomie locali. Il vecchio Consorzio da Ente Locale diventa a tutti gli effetti Società per Azioni, aperto quindi alla partecipazione di altri soggetti pubblici e privati.

18 MARZO 2004

L'assemblea dei soci delibera l'aumento di capitale, l'ingresso di 9 nuovi soci pubblici, ed il varo del progetto che conferisce in capo ad un'unica azienda la proprietà e la gestione delle principali fonti idropotabili della Romagna.
Romagna Acque - Società delle Fonti SpA: la nuova denominazione suggella un progetto strategico divenuto realtà. Presidente è Giancarlo Zeccherini, in carica dal giugno 2000 al giugno 2006.