Analisi e controlli: la Qualità dell'Acqua

 

9.308

campioni

analizzati

nel 2016

 

 

305.033

analisi effettuate

nel 2016

 

 

 

 

I controlli sulla qualità dell’acqua svolti dai laboratori di Romagna Acque si basano su un’accurata scelta dei punti di controllo e delle frequenze di prelievo e mirano a verificare che l’acqua captata, trattata ed erogata dagli acquedotti non contenga sostanze o microrganismi pericolosi per la salute umana. Infatti, tutta l’acqua distribuita viene approfonditamente controllata per garantirne la conformità ai rigorosi requisiti imposti dalla normativa nazionale attualmente in vigore, il D.Lgs.31/2001, integrato e modificato con il D.Lgs.27/2002, che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano.

Il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua è suddiviso nelle due sedi situate presso gli impianti di potabilizzazione di Capaccio (Santa Sofia) e di Ravenna. Entrambe sono dotate di una vasta e moderna gamma di strumenti e programmi per la gestione dell’attività analitica e il principale compito svolto consiste nel controllo, sia dal punto di vista chimico-fisico sia microbiologico, della filiera di trattamento del processo di potabilizzazione e distribuzione in rete dell’acqua potabilizzata.

Inoltre, al fine di migliorare costantemente la propria performance e garantire la migliore qualità del dato possibile, il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua lavora in sinergia con i principali circuiti interlaboratorio nazionali e internazionali. I circuiti interlaboratorio sono uno strumento indispensabile per la valutazione esterna dell’affidabilità dei risultati analitici e per il miglioramento delle prestazioni di un laboratorio. La partecipazione a programmi collaborativi, dove è prevista una riunione di discussione tecnica fra i partecipanti, consente la valutazione delle prestazioni e agevola l’individuazione e la risoluzione di eventuali problemi di tipo analitico, oltre che il miglioramento continuo delle proprie prestazioni. Per questo motivo il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua di Romagna Acque ha promosso fin dal 2005 circuiti di interconfronto, dapprima con Hera S.p.A. e successivamente coinvolgendo anche ARPA, finalizzati all’allineamento sul piano tecnico analitico dei vari laboratori avendo tutti come unico obiettivo la qualità dell’acqua all’utente finale.

A seguito della riorganizzazione aziendale avvenuta nel 2014, il ruolo del laboratorio in seno all’azienda è stato completamente rivisto: pur mantenendo l’importante funzione di controllo analitico a supporto degli impianti di trattamento e a conferma della qualità dell’acqua distribuita, ha al contempo assunto la strategica funzione di curare gli aspetti legati alla ricerca scientifica.

Nello specifico, durante il corso del 2016, sono state portate avanti le attività di ricerca come da convenzione biennale sottoscritta da Romagna Acque nel 2014 con la Facoltà di Scienze Ambientali – Campus di Ravenna, con l’intento di approfondire le seguenti tematiche il cui fine è quello di assicurare e preservare la massima qualità dell’acqua distribuita:

  • indagine sulla composizione chimica inorganica dell’acqua distribuita da Romagna Acque;
  • caratterizzazione geochimica delle acque di fondo, della composizione chimica delle acque interstiziali e del sedimento e dei flussi acqua-sedimento dell’invaso di Ridracoli;
  • valutazione della presenza di interferenti endocrini nelle acque ad uso potabile, pre e post trattamenti.

L’approfondimento delle tematiche sopra elencate è di fondamentale importanza in quanto la rispondenza delle acque ai requisiti di legge è regolamentata dall’integrazione di una serie di misure che partono dalla protezione della qualità delle risorse idriche captate, passando per l’efficacia e la sicurezza dei sistemi di trattamento.

Allo stesso modo, durante l’anno sono proseguite le attività di controllo analitico dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli e di identificazione, conteggio e quantificazione di cianobatteri e loro tossine nelle fonti di approvvigionamento all’impianto di potabilizzazione Bassette di Ravenna (fiume Lamone, fiume Reno e Canale Emiliano Romagnolo), come da convenzioni di durata triennale che la Società ha sottoscritto a fine 2014 con la Fondazione Centro Ricerche Marine di Cesenatico.

Nel 2016 l’attività del laboratorio è stata ampiamente chiamata in causa dal nuovo potabilizzatore Standiana di Ravenna, non solo per quanto concerne l’ovvia attività analitica a supporto dei servizi di gestione e produzione, ma anche per quanto riguarda l’attività di ricerca: l’innovativo utilizzo (perlomeno in territorio italiano) delle membrane ad ultrafiltrazione è, infatti, motivo di approfondimenti tecnici sulla qualità dell’acqua prodotta.

Nel 2017 La Società stringerà nuove rapporti anche con il Politecnico di Milano approfondendo le tematiche seguenti:

  1. Studio di applicabilità di AOPs (AOPs, Advanced Oxidation Processes) per la rimozione di microinquinanti emergenti;
  2. Ottimizzazione gestionale della sezione di adsorbimento su carbone attivo
  3. Ottimizzazione della sezione di pre-ossidazione con biossido di cloro, mediante strumenti di fluidodinamica computazionale (CFD)

L’acqua prodotta e distribuita dall’impianto della Standiana presenta caratteristiche eccellenti del tutto paragonabili a quelle di Ridracoli ed entrambe potrebbero essere classificate come oligominerali.

 

 

La qualità dell’acqua in diretta

All’interno del sito di Romagna Acque è possibile visualizzare in tempo reale le ultime analisi chimiche e microbiologiche prodotte dal laboratorio in tutti i punti di consegna (punti in cui Romagna Acque “consegna” l’acqua ad Hera, il Gestore del Servizio Idrico) georeferenziati, presenti sul territorio romagnolo, nonché accedere allo storico di tutte le analisi eseguite sul medesimo punto di campionamento, a partire dal 2012 in poi.

 

 

Il confronto fra i valori medi evidenzia la sostanziale omogeneità fra le tre province. I valori riportati sono ricavati come valore medio, minimo e massimo rilevati nel 2016 nei punti di prelievo più rappresentativi per qualità e quantità erogata per ogni provincia.

Controllando l’etichetta di una qualunque marca di acqua imbottigliata, si noterà che i controlli sono effettuati in media ogni due anni.

L’acqua distribuita dall’Acquedotto della Romagna viene sottoposta mediamente a oltre 300.000 controlli ogni anno.

 

I controlli analitici eseguiti sulle fibre di amianto

Le condotte della rete idrica di Romagna Acque – Società delle Fonti si sviluppano all’interno del territorio romagnolo per ben 603 km e sono costituite da materiali diversi. La differenziazione dei materiali impiegati è da ricercarsi nel periodo storico in cui sono state posate ma anche nei valori di portata d’acqua e di pressione a cui sono sottoposte. La tabella seguente ne indica percentualmente la diversa composizione:

Nel 1992 la legge ha vietato la produzione e la commercializzazione dei tubi in fibro-cemento a seguito delle problematiche connesse all’inalazione delle fibre di amianto. Diversa la situazione normativa per quanto concerne le acque: le direttive europee 88/778/CEE e 98/83/CE non hanno introdotto alcun valore guida per le fibre di amianto nelle acque destinate al consumo umano e, in coerenza con tali linee guida, il D.Lgs. 31/2001 non ha indicato l’amianto quale parametro da controllare e non ne fissa i limiti.  L’unico riferimento mondiale sono le indicazioni dell’USEPA (UNITED STATES ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY), che fissa in 7 milioni di fibre per litro di acqua la concentrazione massima ammissibile di fibre di amianto nell’acqua destinata al consumo umano.

Con propria nota prot. n. 15414 del 25/05/2015, l’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ ha messo a disposizione degli organi di controllo e dei gestori del Servizio Idrico Integrato la metodica di analisi per la determinazione della concentrazione di fibre di amianto nelle acque potabili con la tecnica della microscopia elettronica a scansione (SEM), ma soprattutto ha fornito la propria posizione in merito ai requisiti di idoneità dell’acqua potabile rispetto alla presenza di amianto:

  • il valore di riferimento attualmente considerato a livello internazionale è stato stabilito in sede USEPA (UNITED STATES ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY) in 7 milioni fibre/L;
  • non sussiste ad oggi obbligo di monitoraggio della concentrazione di fibre di amianto nell'acqua potabile, fatte salve specifiche prescrizioni stabilite dalla ASL competente in base all'art. 8 del D.Lgs. 31 /2001 e s.m.i., come parametro di ricerca supplementare in seguito ad una valutazione del rischio;

Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A., tuttavia a miglior garanzia, monitora costantemente la qualità dell’acqua distribuita tenendo sotto controllo l’indice di aggressività, il pH e l’alcalinità e determinando periodicamente il numero di fibre di amianto nei punti più significativi della rete di distribuzione. I risultati finora raccolti hanno sempre indicato un numero di fibre inferiore al limite di rilevabilità strumentale (< 367 fibre/L).

Si desidera inoltre sottolineare che, in osservanza alla Circolare del Ministero della Sanità n. 42 del 01/07/1986, Romagna Acque - Società delle Fonti S.p.A. mantiene costantemente, nell’acqua distribuita in rete, un Indice di Aggressività superiore a 12 in modo da garantire la formazione di un film di carbonato di calcio sulle condutture a salvaguardia delle stesse e limitando così il rischio di cessione di fibre di amianto dalle condotte in cemento-amianto; come confermato anche da Fornaciai, Cherubini e Mantelli nel loro studio “Contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana” che recita:

“Si ritiene che, qualora il tubo si mantenga integro, non esista un rischio reale di cessione di fibre di amianto all’acqua condottata, specialmente in quei casi in cui si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla sua superficie interna”.

Infine, le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la qualità dell’acqua potabile del 2001, e il loro aggiornamento del 2003, recitano rispettivamente:

“Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.

“Anche se l’amianto è un noto agente cancerogeno per inalazione degli esseri umani, gli studi epidemiologici a disposizione non supportano l’ipotesi che vi sia un aumento del rischio di cancro associato con l’ingestione di amianto in acqua potabile. Inoltre negli studi su animali con somministrazione di amianto nell’alimentazione, non vi sono evidenze di un’aumentata incidenza di tumori del tratto gastrointestinale. Non vi sono quindi prove evidenti che l’amianto ingerito sia pericoloso per la salute e si conclude che non vi sia alcuna necessità di stabilire Linee Guida per l’amianto in acqua potabile”.

 

I controlli analitici sugli inquinanti emergenti

Negli ultimi anni tra gli addetti alla gestione del ciclo idrico integrato (approvvigionamento, distribuzione, depurazione delle acque reflue) si è iniziata a focalizzare l’attenzione sulla presenza di contaminanti definiti “emergenti”, riscontrati sia nelle acque destinate al consumo umano, sia nelle acque di origine superficiale che sulle reflue. La provenienza di questi contaminanti è piuttosto varia. Il termine emergenti significa che sono composti sui quali si stanno approfondendo controlli e studi.

Sono sostanze che possono derivare dall’uso di prodotti per l’igiene personale, dall’uso di farmaci e dal consumo di droghe d’abuso. Queste sostanze richiedono un’attenzione particolare perché sono in grado di alterare la funzionalità del sistema endocrino.

Da qui l’impegno profuso da Romagna Acque nell’investire in ricerca ed assicurare il massimo controllo sull’acqua distribuita.

 

Il monitoraggio degli antiparassitari e del glifosato

 

L’utilizzo di acqua superficiale quale principale fonte di approvvigionamento per la produzione di acqua potabile comporta necessariamente il dover fare i conti con la possibilità, soprattutto in alcuni periodi dell’anno in cui il trattamento delle colture agricole richiede l’impiego di prodotti fitosanitari, di rilevare residui di antiparassitari. Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque hanno adottato un rigoroso programma di monitoraggio volto a controllarne la presenza: in ogni campione di acqua, infatti, si ricercano ben 431 principi attivi. Nel 2016 sono stati eseguiti complessivamente 216 campioni per un totale di oltre 93.000 principi attivi analizzati. In tutti i campioni il tenore di antiparassitari totali è sempre risultato inferiore al rigoroso limite di 0,1 µg/L per ciascun principio attivo.

Tra gli erbicidi maggiormente impiegati, il glifosato è sicuramente quello più famoso per l’ampio spazio che buona parte della stampa, riviste scientifiche e non, gli ha dedicato. Nonostante a maggio 2016 una riunione congiunta di esperti della Organizzazione mondiale della sanità e della FAO sui residui di pesticidi (JMPR) abbia concluso che "è improbabile che il glifosato comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta", i Laboratori di Romagna Acque hanno volutamente inserito il controllo del glifosato su ben 152 campioni riscontrando sempre, in uscita dagli impianti di potabilizzazione, risultati inferiore a 0,05 µg/L, cioè inferiore al limite di rilevabilità strumentale, a conferma della buona qualità dell’acqua distribuita.

 

Il monitoraggio dei metalli

 

Tra le sostanze che si trovano disciolte nell'acqua e che sono naturalmente presenti nel terreno con cui l’acqua viene a contatto, ci sono i metalli. Alcuni di loro, con peso atomico superiore a 55, sono chiamati “metalli pesanti” e la loro presenza in termini di apporti naturali può derivare dalla disgregazione del materiale originario del suolo (rocce), mentre gli apporti antropici sono principalmente legati all’uso di fertilizzanti chimici, o derivanti dal fall out atmosferico dovuto a vari fonti (emissioni auto, emissioni industriali).

 

Anche in questo caso i laboratori di Romagna Acque hanno voluto scongiurare il superamento dei limiti normativi previsti dal D.Lgs. 31/2001 attraverso l’analisi di oltre 3.600 campioni, per un totale di 17.880 parametri determinati.    

 

Il controllo dello stato trofico

 

Un’efficace tutela dell’ambiente e in particolare delle risorse idriche è tra i principali obiettivi che Romagna Acque intende perseguire e difendere nel tempo. Per questo motivo la Società ha affidato il controllo dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli al Centro Ricerche Marine di Cesenatico, laboratorio nazionale di riferimento per le biotossine marine della Comunità Europea.

Il mantenimento delle ottime caratteristiche qualitative dell’acqua di Ridracoli, molto più simili a un’acqua minerale che non a un’acqua superficiale, da 28 anni a questa parte ne è la conferma.

Ad oggi sono stati eseguiti oltre 8.300 campioni su cui sono state condotte quasi 52.000 determinazioni chimico-fisiche quali trasparenza, ossigeno disciolto, temperatura, pH e conducibilità.

Questi controlli sono poi stati estesi anche alle fonti di approvvigionamento dell’impianto di potabilizzazione di Ravenna Bassette, ovvero alle acque provenienti dal fiume Lamone, dal fiume Reno e dal Canale Emiliano Romagnolo.

 

Il monitoraggio delle microcistine

L’eutrofizzazione delle acque, correlabile direttamente o indirettamente ai cambiamenti climatici sullo stato del corpo idrico e sullo sviluppo delle popolazioni fitoplanctoniche, ha in qualche modo favorito lo sviluppo e la proliferazione di organismi fotosintetici ubiquitari: i cianobatteri o alghe verdi-azzurre. Molte specie di cianobatteri, colonizzatori degli ecosistemi acquatici, producono come metaboliti secondari una grande varietà di tossine (cianotossine) potenzialmente pericolose per la salute.

Al fine di scongiurarne la presenza, sono stati analizzati ben 158 campioni su cui i laboratori del Centro Ricerche Marine di Cesenatico hanno ricercato le microcistine ed i relativi congeneri confermandone l’assenza.

 

Il monitoraggio della legionella

Al fine di accrescere ulteriormente il già vasto numero di controlli che Romagna Acque esegue sui campioni di acqua a garanzia della qualità dell’acqua distribuita, si è pensato di inserire anche il controllo sul batterio della legionella. Le risultanze derivanti da tutti i campioni su cui è stato ricercato Legionella Pneumophila e Legionella spp. sono risultate tutte inferiori al limite di quantificazione del metodo (< 10 UFC/L).

 

Verso l’Accreditamento

I laboratori di Romagna Acque sono certificati in conformità alle norme UNI EN ISO 9001:2008 già da diversi anni. Tuttavia è la norma internazionale ISO/IEC 17025 che definisce i requisiti che un laboratorio deve soddisfare per dimostrare la competenza tecnica del suo personale e la disponibilità di tutte le risorse tecniche, tali da garantire dati e risultati accurati e affidabili.

Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque hanno avviato le pratiche necessarie al conseguimento dell’accreditamento in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025/2005.