Analisi e controlli: la Qualità dell'Acqua

 

10.865

campioni

analizzati

nel 2017

 

 

395.063

analisi effettuate

nel 2017

 

 

 

 

I controlli sulla qualità dell’acqua svolti dai laboratori di Romagna Acque si basano su un’accurata scelta dei punti di controllo e delle frequenze di prelievo e mirano a verificare che l’acqua captata, trattata ed erogata dagli acquedotti non contenga sostanze o microrganismi pericolosi per la salute umana. Infatti, tutta l’acqua distribuita viene approfonditamente controllata per garantirne la conformità ai rigorosi requisiti imposti dalla normativa nazionale attualmente in vigore, il D.M. 16 giugno 2017, che modifica gli allegati II e III del D. Lgs. 31/2001, che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano.

Il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua è suddiviso nelle due sedi situate presso gli impianti di potabilizzazione di Capaccio (Santa Sofia) e di Via Bassette a Ravenna. Entrambe sono dotate di una vasta e moderna gamma di strumenti e programmi per la gestione dell’attività analitica e il principale compito svolto consiste nel controllo, sia dal punto di vista chimico-fisico sia microbiologico, della filiera di trattamento del processo di potabilizzazione e distribuzione in rete dell’acqua potabilizzata.

Inoltre, al fine di migliorare costantemente la propria performance e garantire la migliore qualità del dato possibile, il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua lavora in sinergia con i principali circuiti interlaboratorio nazionali e internazionali. I circuiti interlaboratorio sono uno strumento indispensabile per la valutazione esterna dell’affidabilità dei risultati analitici e per il miglioramento delle prestazioni di un laboratorio. La partecipazione a programmi collaborativi, dove è prevista una riunione di discussione tecnica fra i partecipanti, consente la valutazione delle prestazioni e agevola l’individuazione e la risoluzione di eventuali problemi di tipo analitico, oltre che il miglioramento continuo delle proprie prestazioni. Per questo motivo il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua di Romagna Acque ha promosso fin dal 2005 circuiti di interconfronto, dapprima con Hera S.p.A. e successivamente coinvolgendo anche ARPA, finalizzati all’allineamento sul piano tecnico analitico dei vari laboratori avendo tutti come unico obiettivo la qualità dell’acqua all’utente finale.

A seguito della riorganizzazione aziendale avvenuta nel 2014, il ruolo del laboratorio in seno all’azienda è stato completamente rivisto: pur mantenendo l’importante funzione di controllo analitico a supporto degli impianti di trattamento e a conferma della qualità dell’acqua distribuita, ha al contempo assunto la strategica funzione di curare gli aspetti legati alla ricerca scientifica.

Nello specifico, nel giugno del 2017, si è svolto a Capaccio (Santa Sofia) un convegno dal titolo “SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO IDROPOTABILE ROMAGNOLO dal grande invaso di Ridracoli alle fonti di approvvigionamento locali”, a conclusione delle attività di ricerca svolte con la Facoltà di Scienze Ambientali – Campus di Ravenna, in cui si sono approfondite le seguenti tematiche, al fine di assicurare e preservare la massima qualità dell’acqua distribuitaa:

  • indagine sulla composizione chimica inorganica dell’acqua distribuita da Romagna Acque;
  • caratterizzazione geochimica delle acque di fondo, della composizione chimica delle acque interstiziali e del sedimento e dei flussi acqua-sedimento dell’invaso di Ridracoli;
  • valutazione della presenza di interferenti endocrini nelle acque ad uso potabile, pre e post trattamenti.

L’approfondimento delle tematiche sopra elencate è di fondamentale importanza in quanto la rispondenza delle acque ai requisiti di legge è regolamentata dall’integrazione di una serie di misure che partono dalla protezione della qualità delle risorse idriche captate, passando per l’efficacia e la sicurezza dei sistemi di trattamento.

Allo stesso modo, durante l’anno sono proseguite le attività di controllo analitico dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli e di identificazione, conteggio e quantificazione di cianobatteri e loro tossine nelle fonti di approvvigionamento all’impianto di potabilizzazione Bassette di Ravenna (fiume Lamone, fiume Reno e Canale Emiliano Romagnolo), come da convenzioni di durata triennale che la Società ha sottoscritto a fine 2014 con la Fondazione Centro Ricerche Marine di Cesenatico.

Nel dicembre 2017 La Società ha siglato un contratto biennale con il Politecnico di Milano per approfondire le tematiche seguenti:

  1. Studio di applicabilità di AOPs (AOPs, Advanced Oxidation Processes) per la rimozione di microinquinanti emergenti;
  2. Ottimizzazione gestionale della sezione di adsorbimento su carbone attivo
  3. Ottimizzazione della sezione di pre-ossidazione con biossido di cloro, mediante strumenti di fluidodinamica computazionale (CFD)
  4. Controllo della produzione ci Clorito (ClO2) e Clorato (ClO3)

 

La qualità dell'acqua distribuita

L’acqua prodotta e distribuita dagli impianti di potabilizzazione di Romagna Acque presentano caratteristiche eccellenti e potrebbero essere classificate come oligominerali1 (Capaccio e Standiana) e minerali2 (Bassette).

1 Acque oligominerali (o leggermente mineralizzate): per la legge italiana (D.Lgs. numero 105 del 25 gennaio 1992) si definiscono acque oligominerali quelle acque il cui residuo fisso è compreso tra 50 e 500 mg/L.

2 Acque minerali: per la legge italiana (D.Lgs. numero 105 del 25 gennaio 1992) si definiscono acque minerali quelle acque il cui residuo fisso è compreso tra 500 e 1500 mg/L.

 

 

La qualità dell’acqua in diretta

All’interno del sito di Romagna Acque è possibile visualizzare in tempo reale le ultime analisi chimiche e microbiologiche prodotte dal laboratorio in tutti i punti di consegna (punti in cui Romagna Acque “consegna” l’acqua ad Hera, il Gestore del Servizio Idrico) georeferenziati, presenti sul territorio romagnolo, nonché accedere allo storico di tutte le analisi eseguite sul medesimo punto di campionamento, a partire dal 2012 in poi.

 

 

Il confronto fra i valori medi evidenzia la sostanziale omogeneità fra le tre province. I valori riportati sono ricavati come valore medio, minimo e massimo rilevati nel 2017 nei punti di prelievo più rappresentativi per qualità e quantità erogata per ogni provincia.

 

I controlli analitici eseguiti sulle fibre di amianto

Le condotte della rete idrica di Romagna Acque – Società delle Fonti si sviluppano all’interno del territorio romagnolo per ben 603 km e sono costituite da materiali diversi. La differenziazione dei materiali impiegati è da ricercarsi nel periodo storico in cui sono state posate ma anche nei valori di portata d’acqua e di pressione a cui sono sottoposte. La tabella seguente ne indica percentualmente la diversa composizione:

Nel 1992 la legge ha vietato la produzione e la commercializzazione dei tubi in fibro-cemento a seguito delle problematiche connesse all’inalazione delle fibre di amianto. Diversa la situazione normativa per quanto concerne le acque: le direttive europee 88/778/CEE e 98/83/CE non hanno introdotto alcun valore guida per le fibre di amianto nelle acque destinate al consumo umano e, in coerenza con tali linee guida, il D.Lgs. 31/2001 non ha indicato l’amianto quale parametro da controllare e non ne fissa i limiti.  L’unico riferimento mondiale sono le indicazioni dell’USEPA (UNITED STATES ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY), che fissa in 7 milioni di fibre per litro di acqua la concentrazione massima ammissibile di fibre di amianto nell’acqua destinata al consumo umano.

Con propria nota prot. n. 15414 del 25/05/2015, l’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ ha messo a disposizione degli organi di controllo e dei gestori del Servizio Idrico Integrato la metodica di analisi per la determinazione della concentrazione di fibre di amianto nelle acque potabili con la tecnica della microscopia elettronica a scansione (SEM), ma soprattutto ha fornito la propria posizione in merito ai requisiti di idoneità dell’acqua potabile rispetto alla presenza di amianto:

  • il valore di riferimento attualmente considerato a livello internazionale è stato stabilito in sede USEPA (UNITED STATES ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY) in 7 milioni fibre/L;
  • non sussiste ad oggi obbligo di monitoraggio della concentrazione di fibre di amianto nell'acqua potabile, fatte salve specifiche prescrizioni stabilite dalla ASL competente in base all'art. 8 del D.Lgs. 31 /2001 e s.m.i., come parametro di ricerca supplementare in seguito ad una valutazione del rischio;

Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A., tuttavia a miglior garanzia, monitora costantemente la qualità dell’acqua distribuita tenendo sotto controllo l’indice di aggressività, il pH e l’alcalinità e determinando periodicamente il numero di fibre di amianto nei punti più significativi della rete di distribuzione. I risultati finora raccolti hanno sempre indicato un numero di fibre inferiore al limite di rilevabilità strumentale (< 367 fibre/L).

Si desidera inoltre sottolineare che, in osservanza alla Circolare del Ministero della Sanità n. 42 del 01/07/1986, Romagna Acque - Società delle Fonti S.p.A. mantiene costantemente, nell’acqua distribuita in rete, un Indice di Aggressività superiore a 12 in modo da garantire la formazione di un film di carbonato di calcio sulle condutture a salvaguardia delle stesse e limitando così il rischio di cessione di fibre di amianto dalle condotte in cemento-amianto; come confermato anche da Fornaciai, Cherubini e Mantelli nel loro studio “Contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana” che recita:

“Si ritiene che, qualora il tubo si mantenga integro, non esista un rischio reale di cessione di fibre di amianto all’acqua condottata, specialmente in quei casi in cui si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla sua superficie interna”.

Infine, le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la qualità dell’acqua potabile del 2001, e il loro aggiornamento del 2003, recitano rispettivamente:

“Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.

“Anche se l’amianto è un noto agente cancerogeno per inalazione degli esseri umani, gli studi epidemiologici a disposizione non supportano l’ipotesi che vi sia un aumento del rischio di cancro associato con l’ingestione di amianto in acqua potabile. Inoltre negli studi su animali con somministrazione di amianto nell’alimentazione, non vi sono evidenze di un’aumentata incidenza di tumori del tratto gastrointestinale. Non vi sono quindi prove evidenti che l’amianto ingerito sia pericoloso per la salute e si conclude che non vi sia alcuna necessità di stabilire Linee Guida per l’amianto in acqua potabile”.

 

I controlli analitici sugli inquinanti emergenti

Negli ultimi anni tra gli addetti alla gestione del ciclo idrico integrato (approvvigionamento, distribuzione, depurazione delle acque reflue) si è iniziata a focalizzare l’attenzione sulla presenza di contaminanti definiti “emergenti”, riscontrati sia nelle acque destinate al consumo umano, sia nelle acque di origine superficiale che sulle reflue. La provenienza di questi contaminanti è piuttosto varia. Il termine emergenti significa che sono composti sui quali si stanno approfondendo controlli e studi.

Sono sostanze che possono derivare dall’uso di prodotti per l’igiene personale, dall’uso di farmaci e dal consumo di droghe d’abuso. Queste sostanze richiedono un’attenzione particolare perché sono in grado di alterare la funzionalità del sistema endocrino.

Da qui l’impegno profuso da Romagna Acque nell’investire in ricerca ed assicurare il massimo controllo sull’acqua distribuita.

 

Il monitoraggio degli antiparassitari e del glifosato

 

L’utilizzo di acqua superficiale quale principale fonte di approvvigionamento per la produzione di acqua potabile comporta necessariamente il dover fare i conti con la possibilità, soprattutto in alcuni periodi dell’anno in cui il trattamento delle colture agricole richiede l’impiego di prodotti fitosanitari, di rilevare residui di antiparassitari. Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque hanno adottato un rigoroso programma di monitoraggio volto a controllarne la presenza: in ogni campione di acqua, infatti, si ricercano ben 431 principi attivi.

Nel 2017 sono stati eseguiti complessivamente 295 campioni per un totale di oltre 127.000 principi attivi analizzati.
In tutti i campioni il tenore di antiparassitari totali è sempre risultato inferiore al rigoroso limite di 0,1 µg/L per ciascun principio attivo.

Tra gli erbicidi maggiormente impiegati, il glifosato è sicuramente quello più famoso per l’ampio spazio che buona parte della stampa, riviste scientifiche e non, gli ha dedicato. Nonostante a maggio 2016 una riunione congiunta di esperti della Organizzazione mondiale della sanità e della FAO sui residui di pesticidi (JMPR) abbia concluso che "è improbabile che il glifosato comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta", i Laboratori di Romagna Acque hanno volutamente inserito il controllo del glifosato su ben 290 campioni riscontrando sempre, in uscita dagli impianti di potabilizzazione, risultati inferiore a 0,05 µg/L, cioè inferiore al limite di rilevabilità strumentale, a conferma della buona qualità dell’acqua distribuita.

 

Il monitoraggio dei metalli

 

Tra le sostanze che si trovano disciolte nell'acqua e che sono naturalmente presenti nel terreno con cui l’acqua viene a contatto, ci sono i metalli. Alcuni di loro, con peso atomico superiore a 55, sono chiamati “metalli pesanti” e la loro presenza in termini di apporti naturali può derivare dalla disgregazione del materiale originario del suolo (rocce), mentre gli apporti antropici sono principalmente legati all’uso di fertilizzanti chimici, o derivanti dal fall out atmosferico dovuto a vari fonti (emissioni auto, emissioni industriali).

 

Anche in questo caso i laboratori di Romagna Acque hanno voluto scongiurare il superamento dei limiti normativi previsti dal D.Lgs. 31/2001 attraverso l’analisi di oltre 4.499 campioni.    

 

Il controllo dello stato trofico

 

Un’efficace tutela dell’ambiente e in particolare delle risorse idriche è tra i principali obiettivi che Romagna Acque intende perseguire e difendere nel tempo. Per questo motivo la Società ha affidato il controllo dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli al Centro Ricerche Marine di Cesenatico, laboratorio nazionale di riferimento per le biotossine marine della Comunità Europea.

Il mantenimento delle ottime caratteristiche qualitative dell’acqua di Ridracoli, molto più simili a un’acqua minerale che non a un’acqua superficiale, da 29 anni a questa parte ne è la conferma.

Ad oggi sono stati eseguiti oltre 8.600 campioni su cui sono state condotte quasi 54.000 determinazioni chimico-fisiche quali trasparenza, ossigeno disciolto, temperatura, pH e conducibilità.

Questi controlli sono poi stati estesi anche alle fonti di approvvigionamento dell’impianto di potabilizzazione di Ravenna Bassette, ovvero alle acque provenienti dal fiume Lamone, dal fiume Reno e dal Canale Emiliano Romagnolo.

 

Il monitoraggio delle microcistine

L’eutrofizzazione delle acque, correlabile direttamente o indirettamente ai cambiamenti climatici sullo stato del corpo idrico e sullo sviluppo delle popolazioni fitoplanctoniche, ha in qualche modo favorito lo sviluppo e la proliferazione di organismi fotosintetici ubiquitari: i cianobatteri o alghe verdi-azzurre. Molte specie di cianobatteri, colonizzatori degli ecosistemi acquatici, producono come metaboliti secondari una grande varietà di tossine (cianotossine) potenzialmente pericolose per la salute.

Al fine di scongiurarne la presenza, sono stati analizzati ben 256 campioni su cui i laboratori del Centro Ricerche Marine di Cesenatico hanno ricercato le microcistine ed i relativi congeneri confermandone l’assenza.

 

Il monitoraggio della legionella

Al fine di accrescere ulteriormente il già vasto numero di controlli che Romagna Acque esegue sui campioni di acqua a garanzia della qualità dell’acqua distribuita, si è pensato di inserire anche il controllo sul batterio della legionella. Le risultanze derivanti da tutti i campioni su cui è stato ricercato Legionella Pneumophila e Legionella spp. sono risultate tutte inferiori al limite di quantificazione del metodo (< 10 UFC/L).

 

Mutagenesi e Genotossicità

Tra i parametri, che con assiduità Romagna Acque controlla, sono presenti anche i sottoprodotti della disinfezione (trialometani, cloriti, e clorati) la cui presenza all’interno dell’acqua distribuita è regolamentata dal D.Lgs. 31/01. Il costante rispetto dei rigorosi limiti normativi in materia di sottoprodotti della disinfezione è conferma della qualità dell’acqua distribuita e garantisce la tutela della salute pubblica in tema di acque destinate al consumo umano.

Per quanto concerne le analisi sulla genotossicità, propedeutica alla verifica di potenziale mutagenesi, si informa che Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A. esegue da alcuni anni, attraverso una specifica convenzione con la Facoltà di Scienze Ambientali, Campus di Ravenna, dell’Ateneo Bolognese specifici tests (il test E-screen ed il test dei micronuclei) i cui risultati confermano che l’acqua distribuita non presenta, per i campioni analizzati, caratteristiche riconducibili ad effetti  genotossici.

Il test E-screen (Estrogen screen assay), infatti, è un saggio biologico che permette di rilevare in tempi brevi la presenza di molecole estrogeniche in campioni di acqua. Il test è stato condotto sulle cellule MCF-7, una linea cellulare stabilizzata umana proveniente da adeno-carcinoma mammario, che mostra alcune caratteristiche peculiari tra cui la presenza di numerosi recettori per gli estrogeni e la risposta proliferativa positiva agli estrogeni. Il principio del test E-screen si basa sulla elevata sensibilità delle cellule MCF-7 sia agli estrogeni naturali, sia a sostanze chimiche ad azione estrogenica, come alcuni interferenti endocrini che possono interagire coi i numerosi recettori estrogenici esposti sulla loro superficie e indurre una risposta biologica facilmente misurabile, la proliferazione cellulare (Soto et al., 1995).

Il test dei micronuclei (MN), invece, è un test di mutagenesi che consente di osservare eventuali errori occorsi durante la mitosi. I MN sono piccoli frammenti di DNA sparsi nel citoplasma, che non sono stati incorporati nel nucleo principale durante le ultime fasi della divisione cellulare. Essi appaiono come dei piccoli nuclei accessori, morfologicamente identici a quelli normali, ma di dimensioni notevolmente ridotte.

In conclusione, potrebbe apparire sufficiente distribuire acqua con i requisiti di qualità fissati dalla normativa vigente e lasciare alle Autorità competenti gli approfondimenti scientifici necessari a far evolvere la normativa, riteniamo invece che un atteggiamento proattivo e un investimento di risorse in Ricerca Applicata e innovazione tecnologica possano consentire una rigorosa salvaguardia della salute pubblica nonché una sempre migliore qualità dell’acqua distribuita.

 

L’Accreditamento multi-sito dei laboratori di Romagna Acque

I laboratori di Romagna Acque sono certificati in conformità alle norme UNI EN ISO 9001:2008 già da diversi anni. Tuttavia, è la norma internazionale ISO/IEC 17025 che definisce i requisiti che un laboratorio deve soddisfare per dimostrare la competenza del suo personale e la disponibilità di tutte le risorse tecniche, tali da garantire dati e risultati accurati e affidabili.

Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque, che costituiscono un laboratorio multisito accreditato ACCREDIA, hanno acquisito il Certificato di Accreditamento n. 1673 in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005.

L’accreditamento ACCREDIA garantisce infatti l’utilizzo di metodologie operative e quindi la competenza dei laboratori nell’attività analitica. L’accreditamento attesta il livello di qualità del lavoro di un laboratorio, verificando la conformità del suo sistema di gestione e delle sue competenze a requisiti normativi internazionalmente riconosciuti, nonché alle prescrizioni legislative obbligatorie.

 

Accredia - Elenco laboratoti accreditati

Certificato di accreditamento

Elenco prove sede A

Elenco prove sede B

Condizioni di servizio