Le recenti polemiche relative alla bozza del nuovo Regolamento del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi rendono opportuna una precisazione sul tema dell’approvvigionamento idrico della Romagna.

Come già chiarito dalla Presidente facente funzioni del Parco, Claudia Mazzoli, il Regolamento non prevede la realizzazione di nuove dighe all’interno dell’area protetta. La bozza fa riferimento esclusivamente a eventuali derivazioni “senza accumulo”, una definizione tecnica che esclude la creazione di nuovi invasi o bacini artificiali e riguarda unicamente possibili interventi di integrazione e potenziamento di sistemi esistenti, nel rispetto delle normative ambientali e delle procedure autorizzative previste.

In questo quadro si inserisce l’ipotesi progettuale che Romagna Acque sta valutando da tempo per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento idropotabile della Romagna. L’intervento prevede una presa ad acqua fluente sul fiume Rabbi e il prolungamento di circa 1,2 chilometri della galleria di gronda esistente che alimenta il sistema di Ridracoli.

Si tratta del completamento di un’infrastruttura già esistente, realizzata contestualmente alla diga e sviluppata per circa 13 chilometri, che oggi già opera su altri deflussi. Come per questi l’eventuale derivazione sarebbe esclusa nei mesi estivi  e subordinata al pieno rispetto del Deflusso Ecologico e di tutte le prescrizioni ambientali previste dalla normativa.

Il tema deve essere letto nel contesto delle sfide che il cambiamento climatico pone alla gestione delle risorse idriche. Negli ultimi anni il territorio romagnolo ha dovuto confrontarsi con periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati, alternati a eventi meteorologici estremi. Garantire continuità e qualità dell’acqua destinata ai cittadini richiede pertanto una costante attività di pianificazione e di valutazione delle possibili soluzioni per rendere il sistema più resiliente.

Romagna Acque, in qualità di gestore delle fonti idropotabili della Romagna, opera quotidianamente attraverso un sistema integrato che comprende la diga di Ridracoli, le falde, i pozzi, la diga del Conca, il prelievo dal Po tramite il CER e le interconnessioni con altre fonti strategiche. La sicurezza idrica del territorio si fonda proprio sulla capacità di integrare risorse diverse e di programmare per tempo gli interventi necessari ad affrontare scenari climatici in continua evoluzione.

Da anni Romagna Acque e il Parco Nazionale collaborano nella consapevolezza che tutela ambientale e gestione sostenibile della risorsa idrica siano obiettivi strettamente connessi. La qualità dell’acqua che alimenta gran parte della Romagna dipende anche dalla conservazione del patrimonio naturale e forestale dell’Appennino, un valore che rappresenta un bene comune per l’intero territorio.

Per questo riteniamo che il confronto debba svilupparsi sulla base dei contenuti effettivi dei documenti, dei dati tecnici e delle valutazioni scientifiche, evitando interpretazioni che non trovano riscontro nelle previsioni del Regolamento oggi in discussione. Ogni eventuale intervento futuro sarà comunque sottoposto ai necessari percorsi di verifica e autorizzazione previsti dalla legge, nel pieno rispetto delle esigenze di tutela ambientale e degli interessi delle comunità locali.

Avv. Fabrizio Landi

Presidente

Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A.